Book: Michelangelo: l'Architettura, Art e Dossier n. 403, Giunti, 2022
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duzione architettonica di Michelangelo. La semplice, ma ben concatenata disposizione degli elementi evidenzia infatti alcuni dei più tipici leitmotive dell'architettura michelangiolesca: fra i dettagli, sono presenti le volute, i balaustri, le cornici articolate da risalti, il timpano centrale ridotto, le nicchie sormontate da targhe, mentre fra le soluzioni plastico-compositive, si ritrovano i piani verticali sfalsati, la variatio dei sostegni verticali, l'utilizzo del marmo statuario abbinato al bronzo 10 , la rivisitazione di elementi tradizionali, in questo caso la finestra crociata 11 . Tracciando la fortuna degli elementi architettonici dell'edicola presenti nella produzione successiva di Buonarroti, James Ackerman ha sottolineato la "notevole individualità" della composizione che anticipa le soluzioni della facciata di San Lorenzo a Firenze 12 , evidenziando al tempo stesso come esista un rapporto strettissimo fra l'edicola e le finestre inginocchiate di palazzo Medici, opere entrambe in cui i "motivi tradizionali sono adoperati in maniera antitradizionale" 13 ; Eraldo Gaudioso, che più di tutti ne ha osservato l'architettura, ha evidenziato l'affinità con i vigorosi risalti e la forza plastica del telaio architettonico dipinto sulla volta della cappella Sistina 14 . È interessante poi registrare la vitalità dello schema di questa facciata che riappare in un'opera successiva e poco documentata di Michelangelo, ovvero la restituzione grafica che il Maestro fece del monumento per i Fasti Consolari rinvenuti nel Foro Romano, il cui schematico disegno fu inserito e pubblicato da Bartolomeo Marliani nel suo volume intitolato Consulum, dictatorum censorumque romanorum series del 1549 (cat. 7) 15 . Ancora piuttosto simile è il prospetto della distrutta facciata della cappella Sforza in Santa Maria Maggiore a Roma, convenzionalmente assegnata a Michelangelo, ma più probabile invenzione di Giacomo della Porta (cat. 87) 16 . Considerando come la finestra a edicola di Castel Sant'Angelo sia principalmente un'opera di "quadro", i rari elementi di "figura" acquistano valore altamente simbolico. Sul breve timpano triangolare è scolpito un anello con diamante legato con nastri e piume, mentre una testa di leone su targa liscia appare sopra ciascuna delle due nicchie. Questi emblemi figurati costituiscono un inequivocabile segno posto a identificare il pontificato di Leone X de' Medici (1513-1521). Questo papa, che abitò spesso e di buon grado in Castel Sant'Angelo, fu certamente colui che commissionò l'opera dopo il 1514. A quest'anno risale infatti un motu proprio del papa che assegna un reddito mensile di tre ducati d'oro per l'ufficiatura della cappella "noviter constructa", per l'occasione nuovamente dedicata ai Santi Cosma e Damiano 17 . La cappella, inizialmente eretta sotto Eugenio IV Condulmer (1431-1447), era stata unita agli appartamenti pontifici da Niccolò V Parentucelli intorno al 1450. A Leone X si deve il ripristino del vano con importanti modifiche strutturali, per le quali fu coinvolto Antonio da Sangallo il Giovane. I documenti riferiscono al 10 novembre 1514 alcuni pagamenti a questo architetto per opere di regolarizzazione dei muri perimetrali e degli ingressi 18 . Alla stessa tornata di lavori vanno datati anche la costruzione della 85 gli anni dal 1505 al 1516 84
Michelangelo e il linguaggio dei disegni di Architettura, 2012
Michelangelo si reputava principalmente uno scultore e fu autodidatta nella professione di architetto professionista e nel disegno tecnico. Nel tempo, il linguaggio architettonico di Michelangelo, difficile da classificare in quanto ritenuto atipico per un artista del Rinascimento, sia dai contemporanei sia dagli studiosi moderni, è stato etichettato come “anticlassico”, “eterodosso”, “manierista” e “protobarocco”. È ancora necessario affidarci a tali interpretazioni? In cosa consiste la singolarità del suo approccio? La padronanza della rappresentazione dell’architettura gioca un ruolo fondamentale nella capacità di un architetto di concepire un edificio. Una disamina del modo in cui Michelangelo gestiva le tecniche di rappresentazione grafica dell’architettura, e trasformava le proprie idee in spazi fisici, all’inizio della sua carriera, aiuta a spiegare l’origine del suo approccio immaginifico all’architettura. Come mostrano i suoi disegni architettonici, Michelangelo concepiva i suoi edifici per parti indipendenti. Pertanto la sua architettura risulta a-sintattica. Michelangelo progettava ciascun dettaglio, persino quelli di grandi dimensioni, indipendentemente dagli altri e tendeva a non raffigurare lo spazio che stava progettano nella sua interezza. Attraverso tre casi studio tratti dalla storia della progettazione e della realizzazione della Biblioteca Laurenziana, il saggio affronta tre aspetti importanti dell’approccio di Michelangelo con il disegno: 1. L’artista prediligeva l’uso delle semplici proiezioni ortogonali (ma indulgeva nel mescolarle con altre tecniche di rappresentazione) ma non allineava sul foglio piante e prospetti dello stesso dettaglio né usava la stessa scala di rappresentazione. 2. Eseguiva schizzi di portali e sequenze di modanature a mano libera senza ricorrere a costruzioni geometriche. 3. Non applicava la Concinnitas (idea di bellezza vitruviana come proporzione applicata a tutto, in modo che le parti fossero tutte in relazione tra loro. Di certo Michelangelo non ignorava regole e prassi comuni a molti altri architetti. Piuttosto, con tutta probabilità non era interessato a perseguirle. The Role of Architectural Drawing in Michelangelo's Design and Constrution: The Laurentian Library as a Case Study. Michelangelo, who considered himself primarily as a sculptor, was a self-taught architect and draftsman. Over time, Michelangelo’s unclassifiable architectural language, considered atypical for a Renaissance artist by both his contemporaries and modern critics, has been labeled as deliberately “anticlassical”, “heterodox”, “mannerist”, or “proto-baroque”. Should we rely on these interpretations? Where does the uniqueness of his approach lie? Command in representing architecture has an impact on the architects’ skill in conceiving their buildings. An analysis of Michelangelo’s way of handling architectural drafting techniques, to translate his ideas into physical spaces in his early career, casts light on the origin of his imaginative approach to architecture. Michelangelo’s architectural drawings show how he conceived his buildings fragmentarily. His architecture is a-syntactic. He designed individual (even large scale) details separately, and virtually never represented spaces in their totality. Through the lens of three case studies taken from the history of the design process and construction of the Laurentian Library, the essay explores three significant aspects of his approach to drawing: 1. He preferred simple orthogonal projections (but indulged in overlapping various types of representation techniques) but never aligned plans and elevations of the same detail nor represented them at the same scale. 2. He sketched door frames and sequences of moldings free hand, without using geometrical constructions. 3. He avoided Concinnitas (Vitruvian idea of beauty as an overall ratio, interlocking all parts of a building) and did not use numerical proportions. Michelangelo certainly did not ignore such rules and common practices. Very likely he was uninterested in them.
A new biography of Michelangelo Buonarroti, based on an extensive, first hand analysis of a very large number of documentary sources. Michelangelo's mysticism, his devotion to Girolamo Savonarola, the iconographic sources of his masterpieces, his poetry, his political engagement: all the multiple facets of this extraordinary personality receive a fresh interpretation.
Michelangelo architetto a San Lorenzo: Quattro problemi aperti, 2007
Stando a un famosissimo brano scritto da Giorgio Vasari nella Vita di Michelangelo, il Ricetto della Biblioteca Laurenziana (1526-'34) rappresenterebbe il manifesto dell’approccio estremamente inusuale dell’artista all’architettura. Tuttavia, quando la biblioteca venne inaugurata nel 1571, il Ricetto era ancora incompiuto. L’interno ma soprattutto l’esterno vennero completati all’inizio del Ventesimo secolo da Giuseppe Castellucci. Dove si interruppe Michelangelo? Quali aspetti vennero fraintesi dal restauratore? Che origine avevano le idee progettuali di Michelangelo? Il presente breve saggio inquadra la storia della realizzazione del Ricetto nel contesto dell’esperienza recente di Michelangelo architetto e del suo intenso scambio con un committente particolarmente importante e competente, Papa Clemente VII de’ Medici. Michelangelo and Monumentality in the Vestibule [of the Laurentian Library]: Design, Execution, and Interpretation. According to a famous passage by Giorgio Vasari, in his "Life" of Michelangelo, the Vestibule of the Laurentian Library (1526-'34) represents the manifesto of the artist's unusual approach to architecture. However, when the Library was first opened, in 1571, the Vestibule was still unfinished. The interior and especially the exterior were completed at the turn of the twentieth century by Giuseppe Castellucci. Where did Michelangelo stop? What did the restorer misunderstood? Where did Michelangelo's design ideas originate from? This short essay looks at the building history of the Vestibule through the lens of Michelangelo's early experience as an architect and of his intense exchange with his important and knowledgeable patron, Pope Clement VII Medici.
In copertina: Michelangelo Merisi da Caravaggio, Suonatore di liuto, particolare, inv. no. GE-45, già collezione Giustiniani. © The State Hermitage Museum, St. Petersburg Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l'autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell'editore. Progetto grafico di Gianni Trozzi
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Adriano Marinazzo